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Lo Gnosticismo e Cristo-Gesù Di: Pietro Francesco Cascino
La vita fisica terrena si basa e
sviluppa sostanzialmente sul sistema binario costituito da due elementi
essenziali: l’idrogeno e l’ossigeno che combinati costituiscono l’acqua (H2O)
realizzando, in tal modo la condensazione di due elementi volatili.
Così,dall’unione di due elementi gassosi si produce un elemento fisico
fondamentale per la vita sul pianeta. Tutto ciò che è succeduto a questa
alchimia di base ha sviluppato, unitamente all’elemento fuoco ed all’elemento
terra un corpo vivente caratterizzato da una sempre crescente complessità. Ai
primordi della sua esistenza l’uomo, disconoscendo le leggi fisiche e chimiche
della natura, nella contemplazione delle manifestazioni naturali si poneva come
timido osservatore di un sistema che gli appariva immensamente più grande ed
avvolto da un mistero, il mistero della creazione. Nel tempo superando i suoi
sentimenti istintivi e nella considerazione che da cosa nasce cosa e che ad ogni
effetto deve precedere una causa, inevitabilmente l’uomo ha sviluppato il
proprio pensiero sulla base della convinzione che alla realizzazione di ogni
cosa manifestata dovesse necessariamente preesistere e presiedere una volontà
intelligente e superiore. Così, l’uomo, facendo perno sulle sue esperienze
fisiche, sulla sua natura animale bisessuale, nonché sull’osservazione che il
creato fosse caratterizzato dalla contrapposizione di fattori opposti, ha
trasposto a livello superumano la manifestazione terrena contrapponendo ad un
mondo fisico un mondo iper-uraneo abitato da divine creature capaci di creare e
governare il mondo inferiore. Su questa convinzione l’uomo ha costruito tutte le
proprie credenze religiose.
Lo Gnosticismo anteriore e successivo all’avvento del Cristianesimo
Le origini dello gnosticismo sono state
per lungo tempo oggetto di controversia e sono tuttora un interessante soggetto
di ricerca. Sull’argomento sono stati fatti notevoli progressi grazie alla
scoperta dei rotoli di Qumran ed al lavoro di diversi studiosi. Mentre in
precedenza lo gnosticismo veniva considerato soprattutto una delle eresie del
Cristianesimo, ora sembra, in modo inequivocabile, che le prime tracce di
sistemi gnostici possono essere trovate già alcuni secoli prima dell'era
cristiana. Lo gnosticismo, a prima vista, può apparire un mero sincretismo di
tutti i sistemi religiosi dell'antichità (religioni misteriche, astrologia
magica persiana, zoroastrismo, ermetismo, filosofie ellenistiche, giudaismo
alessandrino, cristianesimo dei primi secoli, Kabbalah); ma, in realtà, ha una
radice profonda, che ha assimilato in ogni realtà socio-culturale ciò di cui
aveva bisogno per la sua vita e per la sua crescita.
Pertanto troviamo la gnosi nella cultura cristiana, ma anche in quella pagana,
indù e buddhista dei Gupta Vidya e dei Brahma Vidya, sufi ed islamica, maya,
azteca, tolteci, ecc., ed anche in quella egizia dove Osiride è l’Uomo cosmico
decaduto, prigioniero del Male, rinchiuso in una bara da Seth, il fratello
malvagio. Osiride è il dio in noi, l’eone che viene liberato da Horus, il
Figlio, il Cristo intimo. Ed ecco che vediamo i tre Logoi fondamentali del
Padre, Figlio e Spirito Santo che altri non sono che Osiride, Horus e Iside nei
misteri isiaci, Brahma, Vishnu e Shiva nei misteri indù. E qui si capisce come
lo Spirito Santo altri non sia che Shiva, che si sdoppia in Shiva-Shakti e
quindi si identifica con Iside: Maria,
Lo gnosticismo,
comunque, ebbe i suoi rappresentanti più noti nei primi secoli dopo Cristo, con
prominenti insegnanti come Marcione, Valentino e Basilide. Altri gnostici noti
furono Cerinto, Carpocrate e Simon Mago con tutta la sua scuola.
La gnosi è definita Philosophia perennis et universalis (filosofia
perenne ed universale) in quanto è, aldilà dei concetti, dei dogmi e delle
teorie. Infatti la gnosi non è dogmatica e non è teorica, ma sperimentale: solo
così si può conoscere veramente. A questo scopo la gnosi fornisce le chiavi per
aprire le porte della conoscenza. Queste chiavi si trovano dentro di noi, e
questo concetto fu ben espresso dalla nota frase gnôti sautón (greco),
nosce te ipsum (latino), ovvero conosci te stesso incisa sul frontone
del Tempio di Delfi, che Socrate adottò come proprio motto. Quindi la gnosi è, a
conti fatti, auto-gnosi. E questo concetto lo vediamo nuovamente espresso nella
massoneria esoterica, quando viene indicato il VITRIOL: Visita Interiora
Terræ, Rectificando Invenis Occultum Lapidem – Visita l’interno della Terra,
seguendo la retta via troverai la Pietra Occulta. La Pietra Occulta è la
Conoscenza, la Verità ultima, la Gnosi concepita come realizzazione del sé e
reintegrazione col Pleroma, e l’interno della Terra è l’interno dell’uomo
stesso, ovvero la propria psicologia nella ricerca dei difetti per una propria
rettificazione, ma anche la propria anima eonica.
Quando
lo gnosticismo entrò in contatto con il cristianesimo, si gettò rapidamente
sulle forme di pensiero cristiane, prese in prestito la sua terminologia,
riconobbe Gesù come Salvatore del mondo, simulò i suoi sacramenti, pretese di
essere una rivelazione esoterica di Cristo e dei Suoi Apostoli, sommerse il
mondo con Vangeli apocrifi, Atti ed Apocalissi, per provare le sue tesi. Lo
Gnosticismo insiste sull’idea di una sorta di “insegnamento segreto” riservato
da ‘Gesù’ solo a pochi dei suoi discepoli e impartito nel periodo tra la
Risurrezione e l’Ascensione — periodo considerato dagli Gnostici ben più esteso
dei canonici “quaranta” giorni —; la “dottrina salvifica” viene rivelata
direttamente da Cristo alla ristretta cerchia degli iniziati, escludendo così la
gerarchia della Chiesa. In più, essa deve giungere attraverso esperienze
personali (appunto la gnosi) e non attraverso lo studio dei testi canonici: per
gli Gnostici, il problema fondamentale della vita umana non è il peccato ma
l’ignoranza, e la via migliore per risolverlo non è quella d’una fede ma della
conoscenza. Tuttavia le potenze superiori, commosse dal pianto di pentimento di Sophia, le concedono di ascendere fino ai margini del “mondo della Luce”. Il Cristo gnostico Nella esaminata complessa visione gnostica la realtà umana è vincolata all’imperfetto mondo materiale, ma in essa è imprigionata quell’anima (una “particella della Luce”, o Pneuma) che può essere in grado di sfuggire al giogo del Demiurgo. Va da sé che gli uomini non sono consci di possedere in nuce una scintilla divina, per cui viene inviato sulla Terra l’eone Cristo a “svelare agli iniziati” questa verità. Tuttavia l’eone Cristo non si “incarna” in ‘Gesù’: egli fa solo in modo che gli umani percepiscano la sua “illusoria realtà umana” come reale — da questi concetti deriva il rifiuto della morte in croce e risurrezione del Cristo (nel senso di corpo materiale): «egli non muore crocifisso (è solo l’involucro di carne che lo fa) ma ritorna direttamente al suo mondo superiore» (spiegando così la frase sulla croce: “Padre mio, perché mi hai abbandonato?” Gli gnostici non anelano certo alla “risurrezione” tanto meno ritengono possibile quella di Gesù. Il concetto del ‘Cristianesimo’ di un cadavere che si rianima non fa parte della loro filosofia. Perché dovrebbe avvenire la resurrezione della carne quando tutta la questione della salvezza sta nella fuga dalla materia? Il ridestarsi di una salma riporta la persona dentro al mondo del falso Dio: l’opposto di ciò che il Cristo gnostico rivela! Diversamente all’impostazione assunta dalla Chiesa Cristiana cattolica ed ortodossa, chi arriva alla radicale conoscenza di sé raggiunge la radice della vita e non ha bisogno di risurrezione, poiché arriva alla vita eterna che possiede già in se stesso. Come si realizza dunque concretamente l’ascesa al Pleroma, ovvero ciò che oggi viene definita la rivoluzione della Coscienza? Bene, questo è ovviamente un percorso che si svela e realizza lungo una vita d’impegno che si costruisce su tre fattori: Nascita, Morte e Sacrificio. Questi tre fattori permettono di vivere la gnosi. La Nascita è quella stessa nascita, o rinascita, di cui parla Gesù quando dice: « In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio. […]In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne, quel che è nato dallo Spirito è Spirito » (Giovanni 3,3-5). Questo si traduce nella rinascita dello Spirito dallo Spirito Santo, il risveglio della Coscienza che si attua con la trasmutazione alchemica. Difatti Paolo aggiunse a proposito della rinascita: « Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri » (1 Cor 15,39-40). La Morte è la morte mistica, il “morire in sé stessi” che significa la distruzione dei propri difetti. La morte psicologica si attua attraverso il lavoro interiore, il VITRIOL di cui già discusso. Il lavoro interiore si attua attraverso la meditazione ed il continuo ricordo di sé, osservandosi attentamente durante la giornata come si fosse degli spettatori esterni delle proprie azioni e dei propri pensieri. Identificandosi con l’Essere questo diventa automatico, in quanto cambia centro di gravità della nostra persona. Ed infine il Sacrificio. Il Sacrificio è sacrificio per l’umanità, aiutare gli altri, vivere la compassione buddhista. Il sacrificio è un atto d’amore, ed è indispensabile per vivere la gnosi. Senza amore non c’è gnosi, in quanto l’Essere è lui stesso amore. Si dice che le iniziazioni, mete del percorso alla conoscenza, proseguano con i meriti del cuore. Chi non ama, mai potrà conoscere. Chi ama, si sacrifica volentieri. Ma anche se il sacrificio fosse estremo, per amore si farebbe comunque, così come il Cristo si è sacrificato per l’Umanità. Il ricercatore della gnosi indica il Perfetto Gnostico, come Gesù in Cristo. Tale differenza è solamente apparente, in quanto nasconde una verità sostanziale, sulla contemporanea duplicità della natura, e quindi delle qualità della figura. In natura vi è Gesù e in Spirito vi è il Cristo. Come il primo si è fatto in carne, così il secondo è prima del tempo degli uomini. Come il primo è caduco, e transitorio come le cose tutte di questo mondo, così il secondo è imperituro e non corruttibile, come lo sono solamente i puri pensieri dell'Immanifesto. Tale stato di cose, tale inalienabile realtà è presente in ognuno di noi. In quanto in ogni uomo alberga questa duplicità frutto del connubio fra due poli dualistici apparenti. Cristo è il nome proprio, l'identità della particola pneumatica che arde nell'intimo, come Gesù è il nome proprio del transito terreno che ha assunto la forma esteriore. Ne discende che la crocifissione, altro non è che l'atto ultimo attraverso cui questo dualismo dialettico, viene ricomposto nell'unicità, la sola che garantisce il ritorno nel Mondo incorruttibile che sovrasta sia quello degli uomini, che delle idee da cui gli uomini traggono ispirazione e cagione stessa del fare che gli connatura. Ma quale esempio mai avrebbe potuto essere Gesù in Cristo, se già alla nascita fosse stato un essere unico, mai conoscendo quindi la duplicità della natura di questo piano di manifestazione ? Può mai essere un esempio di viatico verso la perfezione, visto che l'uomo è perfettibile, colui che già è perfetto ? Sicuramente no. Ed è per questa cagione che Gesù in Cristo si manifesta fra gli uomini, come figlio degli uomini, e solo successivamente nella pienezza del proprio essere intimo come figlio di Dio. E' infatti l'uomo Gesù che incontra l'Eone Cristo in virtù dell'esperienza mistica del battesimo nel Giordano. Dove la colomba, simbolo di Coscienza libera e perfetta, entra in lui: acquisisce, quindi, consapevolezza di Se, e si manifesterà da quel momento in poi in modo immediato, e non più mediato, attraverso il corpo umano, vivificando così la carne: redimendola. al momento del battesimo. Questa è la reale natura dello Gnostico Perfetto. Il fiume, il corso delle acque, il Sacerdote, Giovanni Battista, che ufficia l'iniziazione, e conferisce il sacramento di ammissione all'interno della comunità. Un'iniziazione fisica, ma che investe ciò che più vi è di sottile, predisponendolo alla venuta, alla manifestazione del Cristo. Dopo il miracolo dell'acqua tramutata in vino, la prima transustansazione, ecco la seconda dettata dall'acqua di fuoco che redime la carne con la venuta dello Spirito. Ma sia ben chiaro che la carne è si redenta, ma non è a sua volta Spirito, in quanto il dolore, l'angoscia, la debolezza, ancora si manifesteranno, come dazio ineluttabile al viatico, che è testimonianza, di estrema congiunzione e di sacrificio che ancora attende il Perfetto. In quanto non vi sarebbe ragione, ne utilità alcuna, a operare per il bene degli uomini, attraverso strumenti agli uomini inaccessibili ed inconoscibili. Se carne, acqua, sangue, dolore, parola, e conoscenza è il cibo degli uomini, allora di questi ingredienti necessariamente deve essere l'alimento preparato da colui che è giunto per nutrire il popolo affamato. Di ciò troviamo ampia conferma nei Vangeli gnostici, dove il dilemma fra uomo e Dio, fra ritorno e dannazione, fra questo mondo e l'altro mondo, viene riproposto e rivisitato continuamente, attraverso largo uso di simboli, miti, allegorie, che comunque indicano chiaramente nella ricomposizione dell'unicità perduta l'unico viatico possibile, per sfuggire a questa nostra manifestazione. Tale è la simbologia legata alla camera nuziale celeste, dove se è vero che il femminile rappresenta l'anima, e il maschile lo Spirito, ma è anche altresì incontestabile che la potenza immaginifica di quanto è celato attorno e dentro la parola del Cristo, attraverso la voce dell'uomo Gesù, è un cantico di fecondità e di riunificazione fra le due componenti scisse: in quanto la duplicità, seppur apparente, ma qui sostanziale, si ripercuote poi in ogni binomio maschile e femminile, e pertanto sempre e comunque necessità di riunificazione. Riunificazione ultima che Gesù in Cristo vive durante la passione e morte, in virtù della crocifissione sul Golgota ( Teschio-Cranio ) dove il massimo dolore della carne urlante, se prima porta a smarrimento e di debolezza ( Matteo 27:46 Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». ), poi ne determina lo stesso superamento, e incontro definitivo nell'unicità dello Spirito, che lo riporta nel Regno divino. Consentendo attraverso il sangue e l'acqua che si riversano dal costato ( fra plesso solare e plesso cardiaco ) di rianimare la terra tutta, e di riammettere colui che conosce questo mistero nella figliolanza divina.
Nel vangelo di Giovanni si
narra come Gesù in Cristo trovi il Tempio invaso da commercianti e trafficanti,
e mosso dall'ira e dal disprezzo li scaccia colpendoli con una frustra. Giovanni 2:15 Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi.
I sacerdoti del Vecchio
Testamento, corrotti e incapaci di amministrare il Sacro ed essere i giusti
interpreti del Divino, si rapportano meglio con i mercanti e i cambiamonete
unendo il sacro con il profano. Il Tempio di Dio viene degradato e profanato
dagli elementi legati agli interessi terreni e chi doveva preservarlo dalle
impurità di questo mondo è egli stesso fonte di corruzione. Così Gesù in Cristo,
il Perfetto Gnostico, irrompe in modo palese contro la religione e la sacralità,
così come insegnate, e custodite, dalla classe sacerdotale predominante,
generando un “terremoto” mediatico con il quale annunzia una nuova Era ed un
nuovo approccio al Divino seppur rimanendo nella purezza delle origini delle
Sacre Scritture. La frusta esprime simbolicamente il castigo che deriva
dall’autorità reale. Gesù, infatti, incarna, per volontà del Divino Padre, il Re
del Mondo ed è in virtù di questa autorità che castiga i sacerdoti del Tempio. In un successivo passo del vangelo di Giovanni (2.16) è scritto: “ …e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato»”.
Il simbolo della colomba,
strettamente legato all'immagine dello Spirito Santo che discende nell'uomo,
riammettendolo alla discendenza divina è qui considerato come “cosa” e ciò sta
ad indicare chiaramente la perdita di quella funzione redentrice e sacra,
dettata dall'incomprensione della casta sacerdotale del vero significato che si
cela nel simbolo e nel rito.
La casa è il Tempio,
rappresentazione simbolica e rituale delle leggi, dei pesi, e delle misure che
regolano e costituiscono, allo tesso tempo, il Cosmo, ma anche la soglia per
elevarsi oltre al Cosmo ed alle sue leggi cicliche e temporali per unirsi a
Dio. Il popolo, ignorante, non comprende, gli atti del Maestro; chiede, quindi, un segno della sua autorità. Giovanni 2:18 Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Un segno e non un simbolo, in quanto la cultura popolana necessita di una rappresentazione concreta e convenzionale dell’autorità divina in virtù della quale possa affermarsi che Gesù è Re. E Gesù disse loro: (Giovanni 2.19) «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
La risposta di Gesù risiede
nella richiesta di distruzione del vecchio Tempio, e la promessa di
riedificazione in tre giorni. I profani rimangono stupiti ed increduli, non
comprendono come sia possibile, e il loro essere prigionieri delle convenzioni
di questo mondo contrappone, e antepone, la materia allo Spirito, lo scetticismo
profano alla immaginazione dell'iniziato.
(Giovanni 2.20) Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». (Giovanni 2.21) Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
L'edificazione del tempio
in tre giorni, si riferisce, infatti, alla costruzione del Tempio Intimo: lo
stesso iniziato. Questa la nuova tradizione: tu uomo sarai Tempio, Sacerdote e
Dio.
(Giovanni 2.22)
Quando poi fu risuscitato
dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero
alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Si potrebbe facilmente
sostenere che Gesù in Cristo, sia il portatore di una Nuova Tradizione. Tale
considerazione è relativamente valida se raffrontata alla religione giudaica
così come interpretata e vissuta dalla classe sacerdotale; ma, ovviamente, non
può avere valore di definizione assoluta, in quanto il termine “nuovo” non può
accompagnarsi alla Tradizione che, se autentica, è in se Universale e Perenne.
Non è concepibile una radicale innovazione ma, piuttosto, è necessario
riappropriarsi della capacità di unire il cuore e l'intelletto per rivolgerli
verso il punto dove il corso del fiume della vita non ha subito né interruzione,
né inquinamento come era, invece, accaduto in Palestina, dove per sei secoli una
classe sacerdotale aveva forgiato con abilità una divinità completamente slegata
dalla manifestazione trina disconoscendo la Madre, ed incentrando l’interezza
della manifestazione nel Padre. Con ciò si era ritenuto di conservare la
Potenza espressa dal Divino, ma questa era diventata inespressa e sterile, in
quanto il Figlio non poteva più annunciare, con se stesso, il nuovo ciclo. E'
utile osservare come in tutti gli scritti gnostici, legati al Nuovo Testamento,
la Trinità è ristabilita nel suo giusto trono, quasi come a fare da contraltare
al domino dispotico del solo Padre, così come rappresentato dalla religione
sacerdotale giudaica. Ecco quindi nel Gesù in Cristo, la salvezza, la
redenzione, la nuova novella che necessariamente si incentra nella figura del
figlio circondato da importanti figure femminili (la Madre Maria, e la Sposa
Maddalena ), e da una quasi assenza della figura paterna a livello terreno,
quasi a sottolineare con maggiore incisività il vero raggio della trinità a cui
si richiama, e a compensare il torto subito. Non possiamo non ricordare che il
vero Padre è già in seme nel figlio, e il figlio è egli stesso testimonianza
della presenza del Padre.
A ulteriore sostegno di
tale ipotesi, sovente nei vangeli, anche nel brano di Giovanni sopra esaminato,
ci imbattiamo nel numero tre, che pare quasi contrapporsi all'eterna monade o al
10, tanto cari alla tradizione sacerdotale dei giudei. Il Tempio è stato
edificato in 46 anni ( 4+6=10), e Gesù promette di costruirlo in tre giorni (
nel fisico, nella mente, e nell'anima).
Come tre sono i giorni
della resurrezione, e ancora il tre come somma cabalistica del numero degli
apostoli (12: 1+2= 3 ), e infine come tre è l'ora in cui spira il corpo fisico
di Gesù: nel tre moriamo come uomini e rinasciamo come figli di Dio.
Il Tre è l'Uno ( Padre )
che si specchia nella propria co-immagine, il pensiero ( La Madre ), e unendosi
a lei genera il figlio ( l'azione sacra, il veicolo sacro, il solo in grado di
rappresentare e conoscere il Padre, essendo frutto del Padre, ma anche essere
distinto dal Padre ).
Un rabbino, un uomo di
scienza e conoscenza, che predica, dopo essere stato ammesso, tramite il
battesimo nella comunità di Giovanni Battista, un'importante messaggio, dove
l'uomo finalmente torna ad essere artefice del proprio destino, dove viene a lui
ridonata la possibilità di una scelta, rendendolo finalmente arbitro del proprio
rapporto con un Dio Trino che gli era stato mistificato e trafugato all'interno
di un Tempio, custodito da sacerdoti tesi alla preservazione di un potere, e
della forma apparente di un popolo.
Questa è quindi la cagione
della missione del Cristo: ristabilire una continuità, interrotta dalla classe
sacerdotale del suo tempo, tradizionale della Santa Trinità, così come incarnata
in ogni autentica cultura iniziatica.
Resta adesso da chiedersi
questo corso tradizionale dove affonda le proprie radici, quale insegnamento è
stato snaturato dalla classe sacerdotale.
Leggiamo con attenzione
questi passi del Vangelo secondo Matteo:
(Matteo 2.13)
Essi erano
appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli
disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta
là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
(Matteo 2.14)
Giuseppe,
destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto,
(Matteo 2.15)
dove rimase fino
alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per
mezzo del profeta:
“Dall'Egitto ho chiamato il
mio figlio”. E' certo che Erode rappresenti lo strumento atto ad impedire l'enunciazione del messaggio cristico, uno strumento di quelle forze antitradizionali, che sempre saranno di ostacolo all'apostolato del Cristo e dei sui discepoli, incarnandosi successivamente in Pilato, Giuda, il Sinedrio, la Folla, ecc... La via indicata dall'Angelo conduce in Egitto, luogo di salvezza, di protezione dalla furia omicida di Erode. Fu in Egitto, dove un tempo gli ebrei svolgevano l’attività di architetti, operai specializzati, artigiani, godendo di case, di conforti, che si manifestò la collera del Dio Geova, contro quel popolo che in potenza, cultura, ricchezza, sovrastava il suo popolo eletto. Molti di loro adoravano le divinità feconde e solari dell'Egitto, aperte ad ogni popolo, ad ogni uomo, e non esclusive di nessuno: Osiride, Iside, Horus. Quanta affinità in questo fecondo culto solare, con il messaggio, la testimonianza di Gesù in Cristo. Nel primo il Sole regola la vita degli uomini e delle divinità, e attraverso Horus il ciclo ha nuovo inizio. Non sono forse il vino e il pane ( frutti solari per eccellenza ) a rappresentare la novella cristiana ? Ecco quindi la continuità dettata dalla traslazione di Horus in Cristo, e di Geova in Seth, elementi che hanno nei millenni sempre cercato di impedire il regno del Figlio. In conclusione estrema, è bene ricordare come il Maestro Valentino, il più fine fra i pensatori e iniziatori gnostici, trae le proprie mosse da Alessandria di Egitto: ecco quindi il cerchio chiudendosi, nuovamente aprirsi; là dove tutto era finito in virtù dell'ira di un Dio tribale, veniva donato agli uomini un Dio Universale dell'Amore e del Sacrificio da cui si genera la nuova vita.
I “Rotoli di Qumran”
La scoperta, avvenuta
nel 1945 presso il villaggio di Nag Hammâdi (alto Egitto), di una “biblioteca”
di testi gnostici — 53 scritti su papiro, in lingua copta —, completata dalla
scoperta e dal restauro, ad inizio XXI Secolo, di un ulteriore testo gnostico —
il “Vangelo di Giuda” —, ha dato un nuovo impulso agli studi. I “Manoscritti
del Mar Morto” o “Rotoli di Qumran” intervennero quasi contemporaneamente, alla
fine della Seconda Guerra Mondiale, dopo varie vicissitudini, ad illuminare gli
studiosi sulle comunità essene coeve a ‘Gesù’. Prima di questi ritrovamenti si
conoscevano solo alcune citazioni da parte di scrittori antichi — Ippolito
Romano, Plinio il Vecchio, Filone Alessandrino e Giuseppe Flavio —; nel 1947, in
una zona desertica a 30 km da Gerusalemme, grazie ad una scoperta fortuita da
parte di un pastorello, vennero rinvenute delle giare contenenti dei rotoli di
pelle avvolti in brandelli di tela. Il materiale in larga parte fu rivenduto ad
un trafficante che a sua volta lo rivendette al governo israeliano. Negli anni
seguenti furono rinvenuti, in undici grotte della zona, circa 900 rotoli, alcuni
dei quali ridotti in frammenti; ben 200 di essi riguardano libri o parti di
libri dell’Antico Testamento; vennero ritrovati anche i rotoli con le “regole
della comunità”. Un team internazionale di studiosi — presieduto da padre De
Vaux, un domenicano residente in Giordania imposto dalla Chiesa di Roma che
temeva “sorprese” da tale ritrovamento archeologico — iniziò a studiare i
reperti sin dalla metà degli anni Cinquanta del xx Secolo, fra vicissitudini
anche geopolitiche — il territorio passò attraverso le amministrazioni
britannica, giordana e israeliana, più le varie guerre israelo-palestinesi — e
polemiche; ci vollero più di 40 mosaici anni prima che tutto il materiale fosse
messo a disposizione dell’intera comunità scientifica mondiale. I “codici” di
Nag Hammâdi, ritrovati in una giara a 5 km da un monastero cenobita pacomiano,
rimasero nascosti per lungo tempo dopo il ritrovamento e in seguito ad una
complessa vicenda, dopo essere stati dispersi, furono recuperati e messi a
disposizione degli studiosi. I testi contenuti nei codici sono per lo più
scritti gnostici, ma includono anche tre opere appartenenti al “Corpus
Hermeticum” ed una parziale traduzione della “Repubblica” di Platone. Gli
scritti “ermetici” vanno considerati a parte poiché si allontanano decisamente
dalle teorie gnostiche largamente diffuse nel resto della “biblioteca”; il loro
interesse risiede soprattutto nella marcata ispirazione egizia rispetto ai testi
greci e latini del tempo: la religione egiziana non viene rifiutata, piuttosto
l’intento è di “spiritualizzarla” — l’Ermetismo non è tanto un sistema religioso
quanto una “via” —. Complementari ed esaurienti, espongono l’insieme del
percorso iniziatico che conduce alla “illuminazione divina” affermando
l’importanza sostanziale del simbolismo, se non addirittura dell’allegoria.
Pietro Francesco Cascino - Gruppo Teosofico “Ars Regia H.P.B." di Milano
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